Il trading è un’attività che può essere messa in atto in tante forme e situazioni da poter definire con difficoltà il prototipo del trader e quindi la sua vita e le sue abitudini.

Tuttavia c’è un punto centrale ed importantissimo che accomuna la maggioranza dei trader: la solitudine. Che si operi in una stanza con altri colleghi o nella solitudine fisica di una stanza di casa la solitudine del trader è pressoché la medesima, dato che è solo dalle sue idee e decisioni che dipende l’unica cosa che in ultima analisi conta nel trading: l’evoluzione del saldo del conto.

La solitudine cui faccio riferimento è data dalla mancata condivisione di informazioni: se negli ambiti della vita quotidiana tutte le persone che incontriamo tendono a confermare e rafforzare la nostra usuale visione del mondo, nel trading l’unico soggetto disposto a darci questo tipo di feedback è il mercato, essere piuttosto impersonale e pertanto poco incline a discutere lungamente dei ”perché” e dei ”però” davanti ad un aperitivo.

L’onere dell’interpretazione, quindi della creazione del significato e quindi della creazione della realtà su cui basare le mosse future è tutta a carico del trader, da qui i rischi di cadere nelle trappole cognitive che abbiamo esaminato.

Come abbiamo già ascoltato nei podcast precedenti, il trader ha bisogno di una buona formazione sotto due aspetti: quello tecnico e quello psicologico.

Dal punto di vista tecnico è importante conoscere quanti più aspetti possibili del trading tra quelli che sono stati concettualizzati negli anni da vari autori e che sono perlopiù raccolti nella disciplina dell’analisi tecnica. Il resto della formazione è dato dalla capacità di selezione, lettura ed interpretazione delle notizie e dell’andamento dei prezzi in modo da poter prendere via via decisioni più efficienti ed aumentare la proporzione di trade vincenti su numero totale dei trades.

Tutta questa preparazione è però del tutto inutile senza la giusta preparazione psicologica che consiste nel saper gestire il trade in termini di obiettivi e non di aspettative (ovvero applicare freddamente le strategie di money management) e nell’avere il giusto livello di distacco dall’esperienza tale da permettere di apprendere e migliorarsi man mano che si fa esperienza rimanendo costantemente nella disponibilità a rivedere e modificare le proprie idee.

Nulla è più pericoloso nella speculazione di scelte prese in modo ideologico e non analitico, e la tendenza naturale della mente è quella di ottimizzare le proprie risorse creandosi delle vere e proprie ideologie che possono spazzarci via dal mercato anche dopo un lungo periodo di profitti che ci porta a sentirci ”confidenti” nei confronti del mercato.

Purtroppo il mercato è come una piastra che dà scosse ad intervalli apparentemente casuali o una cellula che guarisce e si riammala in continuazione: insomma è un contesto di cui è bene avere comprensione ma anche continua diffidenza. Le uniche certezze granitiche devono essere il metodo e il money management.

Un salto da PDC Academy

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Ascolta “Ep.48 La solitudine dei Trader” su Spreaker.

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